{"id":1374,"date":"2020-01-21T07:48:10","date_gmt":"2020-01-21T07:48:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.freenekane.ch\/?p=1374"},"modified":"2020-01-21T07:54:27","modified_gmt":"2020-01-21T07:54:27","slug":"areaonline-ch-vita-da-perseguitata-italienisch","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.freenekane.ch\/es\/areaonline-ch-vita-da-perseguitata-italienisch\/","title":{"rendered":"areaonline.ch: Vita da perseguitata (italienisch)"},"content":{"rendered":"\n<p>di Tullio Togni<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.areaonline.ch\/imgcache\/127_77fcb326441\/2847_1200_0_51eaec56d4.jpeg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>\u00abMi chiamo Nekane Txapartegi: perseguitata, fuggitiva, rifugiata  politica basca. E anche mamma e femminista\u00bb. \u00c8 \u201cuna storia nella  storia\u201d, una biografia in costruzione e gi\u00e0 segnata dal tempo, che trova  le sue radici nella guerra civile spagnola vinta dai falangisti o forse  prima ancora. Una storia che percorre i 36 anni del regime dittatoriale  di Franco, la cosiddetta transizione alla democrazia e uno fra i  conflitti interni pi\u00f9 longevi d\u2019Europa, quello fra lo Stato spagnolo e  l\u2019organizzazione clandestina indipendentista Eta (Euskadi ta  Askatasuna\/Paese Basco e Libert\u00e0), terminato \u2013 almeno sul piano militare  \u2013 con la cessazione dell\u2019attivit\u00e0 armata da parte di quest\u2019ultima nel  2011 e la successiva dissoluzione nel 2018.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Nekane Txapartegi \u00e8  una donna, un\u2019attivista, una mamma, una rifugiata politica basca. La sua  \u00e8 una storia lontana dalla narrazione ufficiale, testimonianza viva di  un\u2019esistenza nel fervore dell\u2019attivismo per l\u2019indipendenza basca e  destinata a dover fare i conti con la prigione e l\u2019esilio. E,  soprattutto, con la tortura. La sua \u00e8 la storia e la voce di chi si  batte per impedire che altri \u2013 e specialmente altre \u2013 debbano passare  quanto \u00e8 successo a lei.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIniziai a essere attivista molto  presto: la prima manifestazione che segn\u00f2 la mia personalit\u00e0 fu quando  avevo 8 anni. Ricordo che successe quando uccisero una persona del mio  paesino, dopo averla torturata. Ricordo il clima di paura e di terrore  collettivo che colpiva tutta la comunit\u00e0, non soltanto all\u2019interno della  famiglia. Allora io non sapevo che cos\u2019era la tortura, ma diversi anni  pi\u00f9 tardi l\u2019avrei vissuta personalmente. Da allora \u00e8 stata una lotta  continua\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019avrebbe vissuta, Nekane, la tortura, alla fine  degli anni 90, in un clima politico di alta tensione in cui la  magistratura spagnola decise di adottare la politica del \u201ctagliare la  testa al serpente\u201d, che nella pratica si tradusse nel considerare parte  di Eta anche chi era attivo in movimenti sociali o gruppi politici  indipendentisti non affiliati alla lotta armata. Ci\u00f2 port\u00f2 alla chiusura  del giornale Egin e all\u2019arresto della direzione del partito Herri  Batasuna, considerato il braccio politico di Eta. Nel 1999 tocc\u00f2  all\u2019allora 26enne Nekane Txapartegi, a quel tempo giornalista e  consigliera comunale del paesino di Asteasu. Arrestata dalla Guardia  Civil, come a tutti i prigionieri accusati di \u201cterrorismo\u201d le fu  applicato il regime di Incomunicaci\u00f3n, un periodo di 5 giorni in cui il  detenuto sparisce a tutti gli effetti da ogni radar vedendosi negato  ogni contatto con l\u2019esterno, anche con gli avvocati.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIn  quel momento inizi\u00f2 una nuova fase della mia vita: c\u2019\u00e8 un prima e un  dopo. Perch\u00e9 la tortura lascia il segno. Capii che avevo sopravvissuto,  che ero una sopravvissuta, e cos\u00ec cominciai una battaglia con la volont\u00e0  di essere un soggetto politico. Decisi io stessa di uscire viva da quel  commissariato, e da allora sentii il dovere personale e collettivo di  parlare, di testimoniare, di dire a tutti ci\u00f2 che mi era successo. Ci\u00f2  che ci era successo, perch\u00e9 \u00e8 una storia al plurale che riguarda tutti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello  a cui Nekane era sopravvissuta era stata la tortura fisica e  psicologica: dai pestaggi fino all\u2019applicazione di un sacchetto in  testa, passando per le minacce di vendetta trasversale. E, soprattutto,  era stata la violenza sessuale da parte di 4 agenti della Guardia Civil.  In queste condizioni, Nekane fu costretta a firmare una dichiarazione  in cui ammetteva di aver fornito documenti falsi a due militanti di Eta  nel quadro di una riunione tenutasi a Parigi.<\/p>\n\n\n\n<p>Uscita da  questa sua prima incarcerazione dopo 9 mesi dall\u2019arresto previo  pagamento di una cauzione, nel 2007 arriv\u00f2 il Maxi Processo Sommario  18\/98, in cui ad essere condannate furono 75 persone appartenenti a  varie realt\u00e0 indipendentiste.<br>\u00abSapevamo che era un processo politico e  che avrebbe emesso delle sentenze politiche. Non si stavano perseguendo  dei delitti, ma delle idee, dei progetti. Io sapevo che la mia difesa  sarebbe stata la mia testimonianza sulle torture subite e i protocolli  che lo attestavano. Fu molto duro, ma ne uscii rafforzata, perch\u00e9 portai  la voce dei torturati e delle torturate proprio all\u2019interno  dell\u2019Audiencia Nacional, quel tribunale di tradizione franchista che in  quel momento stava processando il popolo basco. Riuscii a raccontare  quello che avevo passato, e addirittura riconobbi alcuni degli agenti  presenti\u00bb.<br><br>La scelta dell\u2019esilio<br>Non venne creduta, Nekane, e  nemmeno i protocolli che attestavano le torture furono presi in  considerazione. La condanna, basata sulle stesse imputazioni che  l\u2019avevano portata all\u2019arresto nel 1999 e che si costruivano su documenti  firmati sotto tortura, fu un castigo anche per aver denunciato quanto  le era successo: oltre 11 anni, poi ridotti a 6 e 9 mesi in un secondo  momento.<\/p>\n\n\n\n<p>Decise cos\u00ec di fuggire, scelse l\u2019esilio per  sottrarsi alla sorte di quelli che oggigiorno sono ancora pi\u00f9 di 250  prigionieri baschi che si rivendicano \u201cpolitici\u201d, dispersi nelle varie  carceri della Francia e dello Stato spagnolo a migliaia di chilometri di  distanza dai propri cari. Ma lo Stato spagnolo continu\u00f2 a darle la  caccia fino a quando, nell\u2019aprile 2016, a Zurigo i servizi segreti  spagnoli la localizzarono e ne ordinarono l\u2019arresto. Un\u2019attuazione,  questa, ai limiti della legalit\u00e0, poich\u00e9 potenzialmente in  contraddizione con il principio di sovranit\u00e0 degli Stati.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella  primavera del 2016 si aprirono cos\u00ec le porte della prigione in Svizzera  per Nekane, nell\u2019attesa che venisse soddisfatta la richiesta di  estradizione dello Stato spagnolo.<br>\u00abLa nuova detenzione \u2013 racconta \u2013  riapr\u00ec le ferite, perch\u00e9 di nuovo entravo in uno spazio che mi ricordava  le aule del commissariato dove ero stata torturata. Non sapevo a cosa  aggrapparmi, confinata in cella 23 ore al giorno, senza nemmeno la  possibilit\u00e0 di parlare in basco con mia figlia quando veniva a trovarmi.  Inoltre, nel processo di richiesta di asilo che avviai, mi trovai a  dover raccontare di nuovo tutte le torture e le violazioni sessuali  subite, sapendo che la persona che mi stava ascoltando non mi voleva  credere e che stava soltanto cercando delle possibili contraddizioni\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nekane  usc\u00ec dal carcere nel settembre 2017, dopo un anno e mezzo nell\u2019atroce  attesa dell\u2019estradizione. La motivazione fu che la sua condanna era  caduta in prescrizione e che quindi non era pi\u00f9 valida. Nel frattempo,  le autorit\u00e0 elvetiche le negarono l\u2019asilo politico \u2013 lasciandola\u00a0 cos\u00ec  esposta a ulteriori accanimenti giudiziari \u2013 nonostante ad attestare la  validit\u00e0 delle sue testimonianze vi era il Protocollo di Istanbul,  mentre gi\u00e0 in altre 8 occasioni il Tribunale di Strasburgo aveva  condannato lo Stato spagnolo per tortura o per non aver indagato a  sufficienza sulle accuse di tortura; l\u2019ultima nel 2016.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuando  uscii di prigione ero felice, ma per il modo in cui ero uscita, per la  prescrizione anzich\u00e9 il riconoscimento della tortura, ero addolorata: mi  dicevo \u201csono passata dall\u2019uscita posteriore, dalla porta pi\u00f9 piccola\u201d.  Poi per\u00f2 mi resi conto che era stato un successo, che la mia lotta  contro la tortura aveva dato i suoi frutti e che aveva smosso qualcosa,  anche se poi sul piano giuridico avevano dato questa spiegazione per  evitare una crisi diplomatica\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma pochi mesi fa, nel maggio  2019, lo Stato spagnolo ha formalizzato una nuova richiesta di  collaborazione giudiziaria alle autorit\u00e0 svizzere per il caso Nekane  Txapartegi, e in novembre 2019 ha emesso un mandato di arresto  internazionale per l\u2019attivista basca, con conseguente richiesta di  estradizione. \u00c8 dunque molto alto il rischio che Nekane sia costretta a  tornare in prigione e debba riaffrontare i fantasmi del passato: primo  fra tutti la tortura, quell\u2019orribile Leitmotiv che la accompagna  dall\u2019et\u00e0 di 8 anni.<br><br>L\u2019impegno femminista<br>Incontro Nekane  davanti ai graffiti di Radio Lora, la radio indipendente zurighese in  cui lavora da quando \u00e8 uscita di prigione e nella quale gestisce una  rubrica femminista. La voce \u00e8 ferma e lo sguardo sicuro, e anche se il  suo destino e quello di sua figlia sono precari e in balia di altri,  sembra a tutti i costi voler tenere fede a quella promessa fatta a s\u00e9  stessa una volta uscita viva dal commissariato. E, soprattutto, sa che  alla repressione esiste un\u2019unica risposta: resistenze, con declinazione  al femminile plurale.<br>\u00abIo come donna basca ho subito una  colonizzazione del territorio geografico e culturale, come pure un  tentativo di colonizzare i nostri territori corpi. Nella mia vita ho  sofferto oppressioni multiple, per essere donna, basca, proletaria e  indipendentista. E allora \u00e8 proprio qui, nel movimento femminista, che  ho trovato il mio posto e il punto di partenza per far valere la mia  voce, per cambiare tutto. E questo \u00e8 un luogo in cui mi sento bene, in  cui mi sento a casa\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Pubblicato: Gioved\u00ec 16 Gennaio 2020<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.areaonline.ch\/Vita-da-perseguitata-125fb200\">https:\/\/www.areaonline.ch\/Vita-da-perseguitata-125fb200<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Tullio Togni \u00abMi chiamo Nekane Txapartegi: perseguitata, fuggitiva, rifugiata politica basca. 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